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Martedí 28 Maggio 2019Chiesa di S. Stefano degli Agostiniani
Via dei Neri - Empoli

Inizio spettacolo ore 21.30


Interpreti:
SILVIA PACINI soprano

RAMONA PETERS mezzo soprano

SIMONE MUGNAINI tenore

ROMANO MARTINUZZI basso



SCHOLA CANTORUM LABRONICA coro

MAURIZIO PREZIOSI maestro del coro

SAVERIO MANCUSO maestro collaboratore

ORCHESTRA SINFONICA
“IL MOSAICO”


ALESSANDRO BARTOLOZZI direttore


Ingresso Gratutito

 

In collaborazione con:

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Giuseppe Verdi: Messa da Requiem

Requiem et Kyrie
Dies Irae
Offertorium
Sanctus
Agnus Dei
Lux Aterna
Libera Me

La prima esecuzione della Messa da Requiem ebbe luogo a Milano nella Chiesa di San Marco, in occasione dell’anniversario della morte di Alessandro Manzoni, il 22 maggio 1874, sotto la direzione dell’autore. Non vi sono dubbi sulla incondizionata ammirazione, sulla venerazione che Verdi provava per Manzoni e sulla intensità con cui fu colpito dalla sua scomparsa; eppure non si deve sopravvalutare l’importanza che ebbero per il musicista le circostanze esterne che fornirono l’occasione a questa Messa.

Il desiderio di comporre una Messa funebre, sentita come occasione per meditare sulla morte e sul destino dell’uomo, aveva radici profonde nella personalità verdiana. La riflessione sulla morte ispira a Verdi non solo i fiammeggianti bagliori di una tragicità sentita con intensità quasi fisica; essa si apre anche ad accenti di arcana dolcezza, ad implorazioni sommesse e ad improvvise illuminazioni. La posizione di Verdi di fronte alla morte è lontana da ogni certezza della Fede; e da qui deriva la natura drammatica, tutta umana e terrena, del suo Requiem.

La costruzione generale di questo incommensurabile capolavoro comprende i sette movimenti tradizionali della liturgia cattolica, ma ognuno è trattato come un dramma singolare, con la diversità dei suoi colori, delle sue dimensioni, i suoi ensemble, i suoi assoli, quasi come un'opera.

Sostenuto da una forza visionaria che attraversa tutti i sentimenti umani, dall’abbattimento alla rivolta, dalla rabbia all'abbandono, scosso dal grido ripetuto dei “Dies Irae”, questo appassionato Requiem appare come la corsa della vita che ha raggiunto il suo limite e si interroga sul mistero della morte.

Il lavoro inizia su una frase discendente dei violoncelli con sordina poi, dal mormorio del coro, sale il Requiem aeternam. Dopo un breve passaggio a cappella su Te decet hymnus, il Requiem aeternam viene ripreso introducendo l'ingresso dei solisti per il Kyrie.

Il secondo movimento, Dies Irae, si apre con una grande invocazione disperata. L'orchestra, in un allegro agitato, solleva tumultuosa un'orda di suoni invadendo lo spazio per l'annuncio dell’Ultimo Giudizio, avviando un coro atterrito dalla fine del mondo. Le trombe risuonano dal fondo dell'universo devastato; l'orchestra e i bassi del coro si gonfiano nella loro eco con lo straordinario crescendo del Tuba mirum che sembra abbracciare tutto lo spazio sonoro. E improvvisamente tutto crolla, tutto è silenzioso. Nel mormorìo stordito dell’orchestra, il basso solista sussurra una frase di intensa espressività drammatica: mors stupebit. il Lacrymosa chiude la Sequenza unendo i solisti al coro in un pianto dolente. Il movimento trapassa alla chiusa finale con un Amen in Sol maggiore, che arriva all’orecchio come una promessa di benedizione.

Il Domine Jesu Christe, presentato dal quartetto vocale e sostenuto da un'orchestra meno tormentata, esprime la calma e la serenità della preghiera.

Una sfolgorante fanfara di trombe introduce il Sanctus, momento affermativo e luminoso dopo la tragica oscurità delle pagine precedenti.

La triplice implorazione dell'Agnus Dei viene sviluppata su un pacifico Andante cantato dalle due voci soliste femminili, le cui frasi sono ripetute dal coro.

Lux Aeterna è un trio vocale disegnato come una colorata finestra di luce e di riposo. Al termine del brano, un bellissimo tema lirico emerge dall'orchestra, dove la luce eterna arriva a trasfigurare dall'interno l'ombra della morte.

Infine, il Libera me Domine corona la composizione conferendole un sigillo di trepidante speranza; la sua struttura mette in evidenza i due poli drammatici fondamentali di tutta la composizione, ovvero il contrasto tra il timore del giudizio universale («Dies iræ») e la speranza nella pace eterna («Requiem æternam»). Dopo l’esplosione di un immenso fortissimo, la Messa improvvisamente finisce in un ultimo sussurro spaventato, ripetendo pianissimo le parole di supplica.

È significativo che Verdi non termini il suo lavoro sulla parola affermativa “Amen”. L’ascoltatore non sa se la supplica finale sarà accolta oppure no, percepisce solo lo spegnersi della vita. La domanda dell’individuo, sospeso tra timore e speranza, non ha risposta, e il finale termina con l’unica certezza della morte terrena.